Era una volta quasi snobbato
adesso da troppi idolatrato
ora c'è, ora è sparito
possederlo è sogno ardito
suscita ira e gelosie
la gente per lui commette follie
dell'uomo comune miraggio eterno
chi non lo possiede vive l'inferno
è il valore assoluto di un'epoca lassa
lo insegue famelica un'oscura massa
persone distinte, volti tranquilli
per lui si trasformano in goffi grilli
che saltellano e gridano disperati
nell'illusione di essere accontentati
solo lui li può placare
e il loro senno far tornare
ma, beffardo, lui si nega
e in cuor suo ben se ne frega
di scatenar rancori esasperati
in coloro che dall'idiozia sono appestati
Dei nostri tempi segno funesto
della nostra miseria il manifesto
scivoliamo senza appigli
e nella merda facciamo grovigli
lui, intanto, ci osserva dall'alto
scuote la testa e ha un soprassalto:
"Adesso ho capito l'umana frenesia
di possedermi ovunque io sia
siete orfani di spiragli
cercate un ideale che vi abbagli
e credete, in meschina ignoranza
che io sia un messo di speranza
ma questo è un triste malinteso
al quale più non potete dar peso
della vita son solo un avventore
non un martire, né un precettore
mi concedo senza pregiudizi
a chi è alieno da certi vizi
ma adesso è tutto complicato
dal fiorire di troppe città-mercato
sono stanco ma vi voglio consigliare
ben altri ideali dovete cercare"
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