Nei parchi, tra l’erbetta
Giace immota, senza fretta
Il suo aspetto affusolato
Dal terror molti ha smagato
Sembra inerme, così supina
Ma ti brilla come una mina
È un segnale di miseria
Ma per troppi è passion seria
È una speranza che si spezza
Un intruso, vile carezza
Ha gemelle in trasfusioni
Lei è esperta in viaggi e visioni
Socializza con fermento
Te ne accorgi con sgomento
È sollecita nel portare croci
Ma prima ti dona spasmi atroci
Si incapriccia degli ignari
Che delizia coi suoi strali
È la nemesi del senza scudo
Di corazza ancora ignudo
È inquilino moroso e violento
Delle vene un gran tormento
Lui si immerge con coraggio
Poi ti tiene come ostaggio
La cannuccia sua bramosa
Ti prosciuga senza posa
E per contro ti regala
Una vita che lenta frana
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