venerdì 29 agosto 2008

SVEGLIATI!

Basta far da spettatore
osservare le donne, poi sognare per ore
qui al Nord si passeggia, a paratie stagne
nessuna sorpresa, ma le solite lagne
timido sono, lo so, che vuol dire?
la misura è ormai colma, e io vi voglio stupire
saprò fare breccia nei cuori scosciati
e buttare alle ortiche i silenzi abusati
chi osa poi vince, son determinato
a violare l'infido campo minato
di corpi procaci ma volti sprangati
alteri, abbronzati e a lungo invocati
io mi alzerò allora, lasciando lo scranno
e a lor parlerò senz'ombra d'affanno

COMPARTIMENTI STAGNI

Se ci prendono singolarmente
siamo tutti espansivi, e a caccia di gente
se ci confidiamo, bramiamo incontrare
persone estranee con cui affabulare
ma se ci impongono codesto scenario
siamo immoti e mesti come le acque del Lario
il clima e l'ambiente, associati a delinquere
in un fossato profondo ci ammassano a infingere
in un magma di gente, in piedi, annoiati
cerchiamo un soggetto con cui esser spigliati
frughiamo in un mare di teste vaganti
una che cerchi uno sguardo e non brancoli avanti
ma quel gregge di occhi bruca bendato
e della speranza smorza ogni afflato

DAYDREAMING...

Zainetto in spalla, cuffie all'orecchio
i pensieri riflettono come uno specchio
un po' scantono, un po' m'involo
il sudore ruscella, ma non sono più solo
m'invento copioni di grande sollazzo
dove sono la star ed il paparazzo
sovrappensiero, in più trasognato
chi incrocia il mio sguardo mi crede drogato
invero lo sono, di irreali bugie
uno mondo onirico di successi e malìe
i piedi fluttuano per ciò che io agogno
sorvolo gli incroci mentre è una donna che sogno
e quando infin riesco a entrar nel suo letto
mi ritrovo stranito in un gabinetto
"è il wc aziendale", comprendo e strabuzzo
poi ci infilo la testa come fossi uno struzzo

SPESSO SONO...

Spesso sono... un riflettore
acclamato solo quando si appisola il sole

Spesso sono... l'ostia un po' indigesta
per il cristiano che alzar non osa mai la testa

Spesso sono... un'insegna di birreria
che la gente guarda distratta prima di scivolar via

Spesso sono... un madrigale
per una donna che gli occhi
sullo scritto non freme di posare

Spesso sono... una raffica di vento
che mulina solo il proprio scontento

Spesso sono... il delta di un fiume
che non dona acqua ma veleni e putridume

Spesso sono... la crepa nella piega della voce
che rivela la rabbia dietro la quiete

Spesso sono... assorto e lontano
vago nello spazio cercando una mano

sabato 16 agosto 2008

TAIM

Voglio tempo da perdere nel mio grembo
Non vivo nel lavoro, per lui io non arrembo
Voglio gustare ogni pensiero come fosse una primizia
Non voglio dedicarmi a coltivar mestizia
L’ambizione è un accessorio che non cerco in dotazione
La carriera non è un dio cui io debba adorazione
Odio le scadenze, le polizze poi aborro
In calce per la firma io mi ispiro a Zorro
D’essèr competitivo di certo non mi cale
Consumarsi la salute a macinare scale
Preferisco respirare un’aria più modesta
Ch’èsser poi pagato come un giullar da festa

TEX (il capufficio...)

Ti libri leggero come un bozzagro
Sbirci e traguardi con occhio agro
Sguardo famelico e membra abbronzate
Così entri tronfio a vele spiegate
I tuoi subalterni ti danno la baia
La bruna di Geova è garrula e gaia
Ma un’ombra torva inonda il tuo viso
Al premio promesso, hai udito, sei inviso
Proprio quel premio di produzione
Cui tanto anelavi da inizio stagione
Il furore avvampa su gote rasate
La bile tracima in acidule ondate
La tua acquiescenza hai speso invano
E in un baleno sei a mollo nel guano
Avverti nel petto un’acuta ambascia
Torchiato e strizzato come vil rascia
A mostrare disdegno sei refrattario
Non a una pugnetta, anche se fuori orario
Così ti rinchiudi con volto grifagno
A menarlo furioso sul water del bagno
Un groppo alla gola ti fa allora sbiancare
È l’onanismo il tuo mirto mare

SINDACANE (sindacalisti dei nostri tempi...)

Di Cipputi bifido alfiere
Incetti permessi per rinchiuderti a bere
Il tuo volto senza storia
Si contorce per misera gloria
Sei repellente, falso e suadente
Raggirare vai la gente
Che speranza troppo audace
Nel rostro tuo di bieco rapace
Con fiducia conficcò
Sei un attore di macerie
Del padrone facella e pompiere
Tu prometti con fierezza
Quindi neghi con destrezza
La favella tua infetta
Chi ai trascorsi mai dà retta
Sei del mare la corrente nera
Che trascina le balene sulla rena
Sei una scimmia con collare
Che ama farsi seviziare
Sei un cane alla catena
Che guaisce e si dimena
Quando il suo padre-padrone
Gli porta la ciotola con il rognone
La tua tessera consunta
Di ideali ormai è smunta
Sindacane, essere abietto
Solo nel renzi appari schietto

WHEN SANTA CLAUS COMES TO TOWN...

Il Natale mi lascia vuoto e stanco
Arranco sempre come l’ultimo del branco
Non capisco né mi adeguo
I sorrisi al diabete io non li inseguo
Quando arriva don Natale
Una grande inedia allora m’assale
Prego solo di dormire
Ché per lo sdegno potrei vomìre
Di veder mercificata
Una nascita beata
I propositi son mansueti
Come i Montecchi con i Capuleti
Auguri, strette e pacche gioviali
Diffondono l’eco di grassi maiali
Mani congiunte, fauci voraci
La fede arrostiscono su rosse braci
In alto forchette, coltelli e bicchieri
Del Santo Natale loro sono gli alfieri
Chi resta, tapino, parco e silente
È bollato come eretico o miscredente

MUA'

Per natura con le donne appaio riluttante
Meglio il silenzio alla battuta volgare o imbarazzante
E dall’istinto traggo spunto
Per distinguere un volto solare da uno smunto
Ho il difetto di avere forse una coscienza
Che tra i fumi della vanità non ha perso conoscenza
Non amo chi ha il cervello pronto all’inchino o chi diffonde il calore di un cerino

PUTTANIERE? SI', GRAZIE!

Voglio fare il puttaniere
Cambiare troia tutte le sere
Portarmele a casa, spogliarle all’istante
Succhiar loro le tette come fossi un poppante
E nella chicane che chiaman sedere
Infilarmi sicuro pilotando a dovere
Il nero mi abbaglia, sembra un paradosso
Per risparmiare tempo le trombo all’ingrosso
Nude sul letto, le ghiandole al vento
Mi illudo che è amore e ragioni non sento

POKERISSIMO DI NATALE

A Natale sono tutti più buoni
Sorridono anche agli accattoni
Ma quando Natale è ormai passato
L’accattone torna un appestato

A Natale si riempiono le chiese
Ma molte coscienze all’ingresso restano appese

Loro hanno i botti, noi i silenzi
Allo Spirito Santo restano gli avanzi

A Natale si rivedono i volti
Di quelli dati per dispersi

A Natale sbocciano quei parenti
Che durante l’anno coltiviamo indifferenti

PENSIERO...

Son sospeso ad un pensiero
Non ne faccio alcun mistero
L’equilibrio è ormai precario
Come in groppa a un dromedario
Levitando insieme all’aria
Che mi avvolge fresca e gaia
È un balsamo suadente
Una scialuppa, un salvagente
Che in un mare burrascoso
Alle membra dà riposo
Sfreccia e sibila sicuro
Aggrappato a un chiaroscuro
Non possiede alcun colore
Né un odore o un suo sapore
Senza guscio è tra i rigori
Che furente lascio fuori
Congelato o liquefatto
Luminoso in ogni atto
Dà riverberi di vita
Alla folla e all’eremita
Manda squilli senza suoni
Che si accolgono come doni
Se il tuo cuore è un mappamondo
Un monello ancora giocondo

ODIO IL SORRISO DEGLI AGNELLI

Odio il sorriso degli Agnelli
Così pregno di tribune, ignaro di cancelli
Odio il sorriso degli Agnelli
Così monarca da raggirare la legge di gravità degli umani fardelli
Odio il sorriso degli Agnelli
Si ubriaca di bollicine mentre noi ci ingozziamo di tossine
Odio il sorriso degli Agnelli
Coccolano un quadrupede, ignorano i bipedi stenterelli
Odio il sorriso degli Agnelli
Perché disprezzo dei ricchi i loro orpelli

"MURI" STRUTTING

Giù ai Murazzi* questa sera
Ci son culi da chimera
Inguainati, oppure gonnati
Tondi, a mandola, bene accordati
Avanti ed indietro, da sentinelle
Il “chivalà!” sempre dietro le spalle
Ogni tanto si fermano, ma non caccian gli intrusi
Ancheggiano, ostentano e ispirano abusi
Io che amo sbirciare la lampo
Quando li scorgo mi accendo e poi avvampo
Ma subito dopo raffreddo il motore
E al posto dei culi vedo giocattoli ad ore
Che ben caricati dagli occhi di tutti
Si credon polene che domano i flutti

* i Murazzi di Torino, lungo il fiume Po, anima della movida (e dei mortacci loro)

MURAGLIA

Sono pavido, non lo nego
Negli impegni io annego
Vocazione ho solitaria
I legami mando all’aria
Ho eretto un maschio muro
Che mi fa sentir sicuro
E protetto dalle donne
Che per me sono colonne
Quelle d’Ercole, s’intende
La cui ombra un velo stende
Che mi soffoga e mi smaga
E rimesta nella piaga
Del mio cuore solitario
Cui l’amor fa da sudario
Sfreccio allora come un treno
Verso un orizzonte alieno

MORALISTI

Ci sono ipocriti casa-e-chiesa
Che per trombare van fino a Stresa
In un bordello assai discreto
Per moralisti con la fede di dietro
I panni più sporchi li lasciano là
E tornano aulenti come lillà
Svuotate le palle, moralisti in ripresa
Già bandiscon le troie che trombavano a Stresa

LEGA LA LEGA!

Sparati uomo, sparati ora
La tua coscienza sanguina ancora
E poi sotterrati nel fango dei fossi
Che un dì ruttò quel grumo di Bossi

L'"AMICO" SCONOSCIUTO...

Nei parchi, tra l’erbetta
Giace immota, senza fretta
Il suo aspetto affusolato
Dal terror molti ha smagato
Sembra inerme, così supina
Ma ti brilla come una mina
È un segnale di miseria
Ma per troppi è passion seria
È una speranza che si spezza
Un intruso, vile carezza
Ha gemelle in trasfusioni
Lei è esperta in viaggi e visioni
Socializza con fermento
Te ne accorgi con sgomento
È sollecita nel portare croci
Ma prima ti dona spasmi atroci
Si incapriccia degli ignari
Che delizia coi suoi strali
È la nemesi del senza scudo
Di corazza ancora ignudo
È inquilino moroso e violento
Delle vene un gran tormento
Lui si immerge con coraggio
Poi ti tiene come ostaggio
La cannuccia sua bramosa
Ti prosciuga senza posa
E per contro ti regala
Una vita che lenta frana

L'ISTINTO

Muore prima di vedere la luce
Fra gli spasmi di un sorriso truce
È un soffio che ristora
E che in noi spontaneo dimora
Ma quel cielo terso e immacolato
Una livida nube ha già imbavagliato

IL RAGGIO VERDE

Il mio sguardo vaga disperato
Nella pioggia del passato
Oltre i vetri un dì segnati
Da ricordi dileguati
Resto immobile e respiro
Della notte ogni più recondito mistero
Ma gli occhi sono già lontani
Scrutano nella pioggia di domani

IL NOSTRO TEMPO

Quando il corpo appare munto
Nella mente trova spunto
Il sospetto belluino
Che l’istinto sia caprino
Di umani, noi, mortali
Che peschiamo opachi strali
Nelle pieghe un dì celesti
Fiero specchio degli onesti
Ideali, che va detto
Escono ora solo dal retto
I volti son cupi, gli occhi smagati
Sembriamo reali decapitati
Da una spirale verbosa e perversa
Che estingue le braci di un’anima spersa
Forse non morta, suvvia, ottimismo
Ma certo affetta da umano carsismo
Il sole è avvolto in sciarpe di ozono
Che perdono fibra, colore e il bel dono
Di far balenare, tra ombre funeste,
il frutto gioioso di vite più deste
che guizzino allora in spazi mondati
da carnale superbia di noi destinati
ad esser vedette incappucciate
in un oceano di vele ormai naufragate

IL DELATORE

Tutti deplorano il mio nuovo ruolo
Portar sulla testa un pesante bugliolo
Con due feritoie di sì grezza foggia
Da farmi apparir finestron di tramoggia
Ma a quel pitale che io reco in punta
La fessura labiale giammai è stata aggiunta
Loro mi han detto: senti, vedi e ragguaglia
Ma non han messo in conto che qui dentro si squaglia
Quando una vampa di ira mi assale
Mi placo pensando che poi non va male
Che se la calunnia è quel venticello
Avrò presto ristoro sotto questo mastello
Il ruolo m’impone la menzogna e l’abiura
E all’infingimento do sovente la stura
Il venerdì sera, al loro cospetto,
spiattello poi tutto per l'altrui diletto
quando esco mi sento alla fine un vigliacco
ma il lunedì dopo la coscienza ho già in scacco

ELLA ('a pastasciutta...)

Se ti punse mai vaghezza
Di scovare una certezza
Ora rammenta che qui attorno
È scoppiato mezzogiorno
Ella è ansiosa d’esser calata
Nell’acqua bollente e un poco agitata
Dopo un pizzico di sale
Che la tonifica e non le fa male
Segui allora quel guardiano
Che grattugia il parmigiano
È la chiave del tuo ire
Che all’arcano ti può aprire
Ma non ora, ora non più
Sta con Ella e il suo ragù
Dovrai quindi pazientare
La digestio avrà il suo daffare
Per accogliere, oppure cacciare
La materia prima e il deiettare
Ma se calma mostrerai
Tu la luce un dì vedrai
Sul fondo umido e salato
Del pentolone appena scolato
Il mistero d’incanto svanirà
Ella è la tua sola verità

DER KUPPLER (aka Il Ruffiano)

La querimonia è un meato sicuro
L’agognata moquette in un lercio abituro
È l’alopecia del lupo mannaro
La cui luna piena è un consunto sudario
Lungo quell’àdito oscuro e ardìto
Arduo è trovare anche un solo romìto
In quegli anfratti la gente raggriccia
Suda tremante e le labbra poi arriccia
Dopo un bel tratto lo speco si allarga
In un’aulentissima, bucolica malga
Pecore, porci e lutulenti montoni
Son raccozzati al suon degli sproni
Chi ha poi contezza in lenocinio
È avviluppato in lucente carminio
Ma se la tua toga ha color glauco
Dagli strepiti divieni infin rauco
Quella tinta è il marchio infame
Di chi si sottrae a ogni bieco certame
La vermiglia sfumatura
È per chi alimenta ogni gretta impostura

C'E CHI...

C’è chi ha l’ansia di creare
E chi gode a consumare
Chi si batte sempre il petto
E chi estingue il fuoco a letto
Chi bivacca in chiesa e prega
E chi ha fede in ciò che frega
Chi passivo anela restare
E chi celebre vuol diventare
Chi alza gli occhi quando cammina
E chi sceglie di bere cemento alla spina
Chi sorride per tornaconto
E chi ingolla ogni affronto
Chi usa l’arma dell’ironia
E chi è maestro in fellonia
Chi esce solo quando piove
E chi rincasa sempre alle nove
Chi corteggia ogni ragazza
E chi arrossisce per la sua stazza
Chi fa battute a rotta di collo
E chi scarta sempre la pelle del pollo

ROMPIGHIACCIO...

Ho un aspetto sbarazzino
Da sgargiante sgabuzzino
Pantaloni con la toppa
Ed il vento giammai in poppa
La camicia adolescente
E l’ascella graveolente
Porto scarpe di corallo
Con le quali il kitsch avallo
Capelli corti protési in avanti
Come un drappello di prodi fanti
Sono ignorato, e ciò mi duole
Accalappio solo vacue parole
Da un “ciao, sono Sandra” a un “piacere, Lorenza”
Sembra che io sol debba far penitenza
E in un oceano d’incontinenza
Son timoniere di salmara* astinenza


*salmara = salmastra + amara (neologismo copyright by muà)

BACCO IN SCACCO

Il vino razzente ci ha esilarati
E nello spirito ci sentiam racconciati
Il corpo è rattratto dal troppo sedere
Ciò accade sovente quando ti infervori a bere
Bere sul serio, in onore di Bacco
Che i cattivi pensieri gode a mettere in scacco
Nel vino ti immergi, e ti intormentisci
Perfino il tuo grugno più non riconosci
E come ogni chiave ha un ingegno diverso
Tu ch’eri un ignaro nel vin ti sei perso
Ti volti di scatto, e di colpo strabuzzi
I sodali del mosto ti han coperto di spruzzi
E nelle brume di una mente offuscata
Tu vedi animarsi un Barbera d’annata
Dapprima incredulo, poi rinfrancato
L’afferri per il collo e tracanni d’un fiato
Quel nettare rubro, così portentoso
I sensi ha destato, e un eros goloso
Guati ansimante il desco al tuo fianco
Una giumenta attende il suo branco
La fissi con sguardo a tal segno infuocato
Che la giovin cavalla riman senza fiato
È una sellatura da mandare ad effetto
Se il Barbera ingollato non tramasse un dispetto
Ti alzi, vacilli, sorridi impacciato
Un pestone tremendo le hai appena assestato
La poverina, paonazza e alterata,
bercia e bestemmia da scomunicata
il magico incanto alfine è spezzato
dal dono di Bacco e da un ceffone ben dato

SEGUI IL CULO

Spesso esco senza meta
Sfreccio come una cometa
Seguo l’estro, anche l’istinto
Che da sempre mi hanno avvinto
Ma se incrocio un bel sedere
Io mi piego al suo volere
E mi accodo deferente
Da famiglio impenitente
Se è un bel cul maratoneta
Apro una nuova via della seta
Ma se è un podice stanziale
Me ne vado in tangenziale
Che prolifera di chiappe
Segnalate sulle mappe

giovedì 7 agosto 2008

SCIARM (NON EL SCEIC...)

La mia mente è vaporata
al tuo fard incatenata
mi son preso una scalmana
abdicando a vita sana
con tal esito esiziale
che mi ha dato il serviziale
la postura tua sinuosa
mi dà fregole senza posa
sull'orlo malfido di un sorriso cordiale
aggrappato alla tua protrusione labiale
sei dura e nodosa come malacca
algida e altera anche nel fare la cacca
un tuo sguardo divampa e si insinua il terrore
della polluzione notturna sei mallevadore

RIFLESSIONE # 2

Dall'istinto traggo spunto
per distinguere un volto solare da uno smunto

RIFLESSIONE METAFISICA...

Siamo stati dalla vita forse eletti
ad esser della sfiga suoi protetti?

IL BLUES DEL MOCIO VILEDA

Ero al culmine di una crisi violenta
quando irruppi e lo vidi in quella ferramenta
così austero, impettito e rubizzo
che fui assalito da un infausto ghiribizzo

Chorus:
Mi son comprato un mocio
ma non per questo sono frocio

Lo portai via come la secchia rapita
la commessa mi guardò muta e allibita
giunto a casa, trafelato
lo montai tutto eccitato
una torsione del polso, uno scatto del bastone
eccolo pronto per il suo nuovo padrone

Chorus:
Mi son comprato un mocio
ma non per questo sono frocio

Dopo una giornata ad olio di gomito
ad un tratto invasi il soggiorno di vomito
corsi disgustato in gabinetto
per prendere il mocio, che si negava per dispetto
lo brandii allora con mano agitata
il vomito era un'immensa colata
quando lui lo intravide, denso e cremoso,
di quel papocchio divenne invece ingordo e goloso

Chorus:
Mi son comprato un mocio
ma non per questo sono frocio

Una volta, davanti allo specchio
lasciai il bastone accanto al suo secchio
dopo un attimo di imbarazzante studio
nacque dell'odio il suo preludio
il bastone era adirato
con il secchio privilegiato
a parer suo superbo e accidioso
mentre a lui toccava l'ufficio più gravoso
il secchio lo guardò con ammicco ironico
il bastone si vendicò con l'acido solforico
che miscelò poi con l'Aiax e l'acqua calda
quando rientrai trovai il secchio ridotto a una cialda

Chorus:
Mi son comprato un mocio
ma non per questo sono frocio

Per lo stupore rimasi inebetito
e in quei frangenti persi pure un dito
da quel dì giurai a me stesso
che piuttosto di avere un altro mocio
mi sarei fatto estirpare il sesso
così adesso, quando devo strofinare
non mi faccio più pregare
mi inginocchio, le mani inguainate
con le dita di una che non sono più spaiate
disperato poi alzo gli occhi al soffitto
e maledico il dì in cui non riuscii a stare zitto
e invece aggiunsi "vorrei anche un mocio"
anche se, lo ripeto, non ero e non son frocio

PARCHEGGIO & BOX AUTO (ANCHE NON PERTINENZIALE...)

Era una volta quasi snobbato
adesso da troppi idolatrato
ora c'è, ora è sparito
possederlo è sogno ardito
suscita ira e gelosie
la gente per lui commette follie
dell'uomo comune miraggio eterno
chi non lo possiede vive l'inferno
è il valore assoluto di un'epoca lassa
lo insegue famelica un'oscura massa
persone distinte, volti tranquilli
per lui si trasformano in goffi grilli
che saltellano e gridano disperati
nell'illusione di essere accontentati
solo lui li può placare
e il loro senno far tornare
ma, beffardo, lui si nega
e in cuor suo ben se ne frega
di scatenar rancori esasperati
in coloro che dall'idiozia sono appestati
Dei nostri tempi segno funesto
della nostra miseria il manifesto
scivoliamo senza appigli
e nella merda facciamo grovigli
lui, intanto, ci osserva dall'alto
scuote la testa e ha un soprassalto:
"Adesso ho capito l'umana frenesia
di possedermi ovunque io sia
siete orfani di spiragli
cercate un ideale che vi abbagli
e credete, in meschina ignoranza
che io sia un messo di speranza
ma questo è un triste malinteso
al quale più non potete dar peso
della vita son solo un avventore
non un martire, né un precettore
mi concedo senza pregiudizi
a chi è alieno da certi vizi
ma adesso è tutto complicato
dal fiorire di troppe città-mercato
sono stanco ma vi voglio consigliare
ben altri ideali dovete cercare"

"... IO SONO ENRICO"

Nel ventre del Tempietto*
mi viene incontro, mogio e reietto,
sorseggio birra, tranquillo, al bancone
quand'ecco zufola con far da cialtrone:
"... io sono Enrico", confessa uggiolando
ricambio il saluto, un po' strabuzzando
ha capelli corvini, folti e agitati
che torreggiano occhi ammanettati
un sorriso limaccioso
e una lingua dal sibilo doloso
la sua donna da questa sera
sta inseguendo un'altra chimera
adesso dialoga, cerca conforto
ma il suo pensiero per me ha il fiato corto
intuisco gli serva uno scudiero
che non lo faccia più sentire Calimero
è un sensibile ragazzo
amabile e discreto come un paparazzo
le donne per lui non son creature arcane
ma vacche, ninfomani oppure puttane
prima un deambulo, poi un ballo
nessuna gallina adocchia 'sto gallo
che verso le 2, deluso e annoiato
scioglie gli ormeggi e veleggia scornato

* Il Tempio, locale di Moncalieri (To). Da anni non esiste più: al suo posto dovrebbe esserci una banca, o giù di lì

ALCOL & COMPARI

Bere è quella ribellione
che non si tramuta in libertà
ma in un'altra prigione

L'eroina non è un'evasione
ma un'altra cella
della stessa prigione

Bere è la consuetudine
di chi riconosce a occhi chiusi la solitudine

FERRAGOSTO SOLITARIO

Il telefono non trilla
e la speranza ormai vacilla
di non trascorrere Ferragosto
da solitario capoposto
il corpo di guardia in via Gorizia
e invece di un Garand inedia e mestizia
indeciso sul da farsi
oltre al canonico smanettarsi
ipod e cd ho allertato
e una cassa di birra mi sono comprato
così a mezzanotte, ormai evanescente
esco in bermuda, con un'afa opprimente
la strada è deserta, neppure una "burba"
anche il pene è intontito, la cosa mi turba
perlustro il quartiere da sentinella
raccatto cartacce, neppure una stella
termino il giro, triste e sudato
passo poi le consegne a un bel sonno agitato

DRINK-WALKING

Mi piace bere birra e dopo vagolare
le gambe irrobustire con un sano errabondare
il polso del quartiere lo hai sotto le suole
il battito cardiaco ti porta dove vuole
gli occhi son mortai, inclinati verso il cielo
le gambe un gran compasso che punteggia un grigio velo
le targhe delle strade non hanno più segreti
il selciato lo blandisco con tacchi assai discreti
incrocio molte donne in questa mia deriva
di cosce e di sorrisi ho riempito già una stiva

AGAINST THE GRAIN

Non ti devi dilaniare
se non riesci ad arrembare
troppe rotte son cambiante
cambia dunque coordinate
è un intrico di occasioni
che han l'effetto di ultrasuoni
lor si diffondono ma tu non li senti
la realtà è invece un montante sui denti
sei tagliato sempre fuori
come un naufrago o un urbano maori
non ti capaciti, cambiare vorresti
ma quello che ottieni sono due occhi pesti
per la notte in bianco, ai neon ramingo
affogando nell'alcol il tuo destino solingo

lunedì 4 agosto 2008

JOHN WOO, POETRY IN MOTION

Dedicata al piccolo grande uomo di Canton


Hai visto la vita dal buco più stretto
immerso nel fango, da vero reietto
hai potuto studiare con soldi donati
sognando già il cinema sotto teli strappati
hai visto anche uccidere sul tuo uscio marcito
manganellato poi per avere capito
che il mondo è un'esausta cagna in calore
montata dal bieco e in balia del suo afrore
hai avuto fortuna, sodale vizioso
calpestato, ma invitto, da apprendista smanioso
con tragici eroi ed esistenze solinghe
gonfi il tuo cinema senza sleali siringhe
l'onestà, il coraggio, l'amicizia virile
esalti sapiente con pirotecnico stile
sei il regista virtuoso di balletti di piombo
che sposano l'aere con del tuono il suo rombo

INVECCHIANDO

Pessimismo anagrafico...

Si osserva di una foto soltanto il negativo
si storce quindi il naso, sdegnosi come un divo
si sbuffa e si bofonchia per un respiro nato male
si impreca e ci si adombra
quando sboccia un temporale
la vita è una spremuta, ma lo zucchero è finito
tu come i tuoi antenati ti cacci in gola un dito
e vomiti i frammenti di un giorno assai indigesto
insieme col barbera e le trenette al pesto
il gong si è convertito, tu sei stanco di lottare
arretri per trovare una spugna da gettare
ma la spugna è già sparita, è inutile che arretri
si è infine incapricciata di un robusto lavavetri

IL FALSARIO

In amore sono un falsario
le stipo tutte sullo stesso binario
quello morto, se non si era capito
e poi mi nascondo dietro il solito dito
di slanci amorosi sono un fine incisore
giuro e spergiuro come un giocattolo a ore
la carta che uso è morbida e liscia
scrivo “Ti amo!” su ogni singola striscia
poi per l’inchiostro non bado mai a spese
cambio cartuccia a ogni fine del mese
di acquirenti ho pieno il taccuino
dall’imprenditore al capo facchino
chi non ha tempo oppur fantasia
ricorre al falsario e alla sua valente magia

TRYFRIGHT

Il coraggio di Don Abbondio...

Quando infine decido di osare
una suadente vocina mi ributta poi a mare
"non lo fare, dai, a che pro?"
io allora, sorpreso, bofonchio: "ah, no?"
è una sfibrante, turbinosa altalena
un lucente veliero che talora si arena
è un traliccio possente, con la corrente a singhiozzo
che prima ti illumina e poi ti getta in un pozzo
mi concentro e mi sforzo per tenerla costante
la vocina ritorna, come un sacripante
"lasciala stare, ti darà il due di picche"
"ma io voglio muovermi, uscir dalle secche!"
e dopo un duello di fioretto verbale
la vocina è trafitta, e io in poppa ho il maestrale

VAGAGOMMA

Lasciarsi trasportare...


Una gomma masticata
alla suola mia aggrappata
passeggero portoghese
non divide mai le spese
quando incrocia un nero tacco
lei mi lascia sempre in scacco
scalpicciando qua e là
vagola a sbafo per la città

VACANZE? NO, GRAZIE!

Si può anche non avere voglia di andare in vacanza...


Anche quest'anno torna il dilemma
estero, Puglia o ancora Maremma?
fra due settimane, cambiale in scadenza
scegliere devo la mia penitenza
al viaggio obbligato non sono portato
posso anche desistere, non commetto reato
chi si ferma è perduto, il detto m'inchioda
ma io resto immobile, inviso alla coda
mare, montagna oppure cultura?
preferisco il divano e un’urbana calura
viaggiare è Sapere, ciò non lo nego
ma a tre chili di diapo preferisco il diniego
quest'anno, lo sento, sono poco ispirato
opterò senza indugio per uno stanziale gelato

THE MUSIC TAKES IT ALL

Pericolose, affascinanti monomanie...

Spesso ricordo, con la pelle orripilata
quand'ero adolescente, e la vita era una grata
solo era sovente, timido e impaurito
uscivo assai di rado, nascosto dietro un dito
ogni specchio era un nemico, acerrimo e potente
ma i dischi, un dì scoprii, corazza e salvagente
compravo e respiravo, in scala d'importanza
la musica l'amico con cui dividere la stanza
mai incontro fu più magico, sublime e meritato
le pile di long-playing già sfioravan lo stellato
lo stereo era il mio totem, la puntina lo sciamano
i neri padelloni il coro di un rito arcano
ben presto l'ossequiante divenne sacerdote
e al culto della musica recò altre anime devote
le schiere s'infoltivano di fedeli e di seguaci
gli agnostici e i parenti ardevan sulle braci
lo studio una tortura, il liceo una prigione
la musica tracciava la via per l'evasione
la passione era sincera, ma forse troppo intensa
alfin mi ritrovai come casa senza dispensa
con gli anni imparai allora ad uscire dalla stanza
e sfidare ogni specchio con ironia e con speranza

SCHIAFFONI

baccagliando sul posto di lavoro...


La incrociavo svariate volte
e di sogni riempivo le sporte
che capelli nereggianti
fianchi bombati e ben ancheggianti!
in altezza difettava
ma col giropetto si riscattava
era piccola e compatta
un supplizio per la patta
che implorava poi la lampo
di concedergli uno stampo
Un bel giorno il coraggio io agguantai
e un ninnolo a me caro per lei sacrificai
poi a ruota, sulla sua scia
mi feci vedere, già pensandola mia
lei mi sorrise e il nome mi chiese
io le risposi preciso e cortese
dopo tre giorni di strategica attesa
un dì la chiamai, la corda già tesa
ma alla frase cruciale, a lungo provata
lei oppose un deciso "sentimentalmente legata"…

FESTE COMANDATE...

Quando Pasqua si avvicina
prende l'abbrivio la carneficina
greggi di agnelli son condannati
a finire in cucina, ben rosolati
troppi festeggiano sulla pelle loro
li mangiano e cacano senza decoro
compunti alla panca e all'acquasantiera
come paonazzi davanti a un barbera
chi timido avanza qualche obiezione
vien tosto spazzato dalla bigotta legione
che incrocia le mani e prega in playback
per poi abbuffarsi di lardo e di speck

domenica 3 agosto 2008

PAVONI DA RUOTA

Accoppiate tra di loro
ostentando gran decoro
vanno spandendo avanti e indietro
spray alle cosce di piretro
non capisci dalla faccia
se sono al guinzaglio oppure in caccia
quello sguardo neutro e bistrato
si intonerebbe a un incappucciato
a che pro escono insieme
se poi calpestano ogni maschia speme?
abbordarle pare escluso
ogni spiraglio loro hanno chiuso
fan passerella fine a se stessa
serie e solenni come un prete alla messa

LA STAGIONE DEL DISIMPEGNO

Sono stanco di cerebrali costruzioni
voglio metal, B movies e carnali sensazioni
l'idea di aprire un libro mi dona il capogiro
meglio stendere il bucato o scaldar l'asse da stiro
di dialettica e dibattiti le gonadi ho rigonfie
come delle recensioni, soprattutto quelle tronfie
non sopporto chi s'impanca, e nell'ego poi si invesca
molto meglio gli stivali e le esche per la pesca
i discorsi intellettuali mi titillano il prepuzio
molto meglio Edwige Fenech con il Lino salapuzio
i filosofi li snobbo, la fede non mi cale
preferisco presenziare una sagra del maiale
e per chi poi punta il dito, e mi dà del grossolano
io mi inchino con rispetto e replico con l'ano

SAUSAGES BY NIGHT

Li trovi ormai annidati in ogni anfratto
l'odore della griglia ingrassa anche l'olfatto
sono apostoli di sagra, fan fedeli fra gli incauti
che sposan la dottrina della senape e dei crauti
nelle piazze più sabaude o negli angoli reietti
celebrano la notte con salsicce e non confetti

SIREN FISHING

Sono stanco di aspettare
pescatore su un molo a mare
raccatto latte, cassette e scarponi
mai una sirena con dovizia di doni
sarà che la lenza rimane vicina
nell'acqua oleosa, color della china
allora mi spingo da uno scoglio ad un altro
il sole è inclemente, acceca lo sguardo
così io non pesco l'agognata sirena
ma pinzo le terga di una crucca balena

PENDOLARI...

In molti mi hanno detto
che per rimorchiare il treno è perfetto
sali, ti siedi, ti fai trasportare
un piacevole incontro può poi capitare
i sedili son stretti, il poggiolo uno solo
ad annodare discorso non fai certo dolo
se il viaggio poi è lungo ti puoi rilassare
e la preda ideale con calma aspettare
la porta che scorre, la voce impastata
fino a Centallo puoi affilar la zampata
talvolta si cambia, per la coincidenza
sulla pensilina con fortuna e pazienza
fra tutta la gente in piedi in attesa
c'è sovente una donna che allenta la presa
e in una carrozza a scostar le tendine
anche il duro sedile sembra un soffice crine

SOGNI...

La goccia cade, ma non vorrebbe
e sogna di salire
Il fumo si spande in ampie volute, ma odia farlo
e sogna di planare
La mano si serra a pugno, ma se ne pente
e sogna di accarezzare
La voce si infervora e si infiamma, ma è travisata
e sogna di scemare

TESTONI DI GEOVA

Dormivo ancora della grossa
sognando di guidare una Testa Rossa
quando il campanello, con ben pochi riguardi
preannuncia quattro occhi e due occhiuti sguardi
intorpidito sono, a stento poi mi alzo
maledico i rompiballe che sono ancora scalzo
spalanco poi la porta, allungo il viso stanco
mi sorridono due di Geova fuori branco
la vista è familiare, mi lascia ammutolito
ma è chiaro che un cafone mostrerebbe fiero il dito
ma io, che son gentile, o solo imbambolato
gli porgo la battuta come un bel cono gelato
iniziano solerti a parlar d'apocalisse
io ascolto quasi in trance, poi penso "vi venisse!"
ma quando uno mi chiede se mi preme far l'eletto
io giro sui calcagni e rispondo con il retto
l'olezzo è contenuto, non mi sono poi sforzato
ma Geova ha già capito che il passaggio qui è sbarrato

SOLAR COP

Sono uno sbirro solare
non porto manganello
ma un grosso girasole all'occhiello
e mi difendo dagli infidi ultravioletti
mangiando ceste intere di confetti
pattuglio tutti i raggi, anche i più caldi
e arresto senza tema i più spavaldi
poi, stanco, a fine turno nel solario
mi avvolgo nel mio torrido sudario

TONNO E TROIE

Il frigo era deserto come il dì di Ferragosto
e intanto io sognavo un croccante pollo arrosto
ma invero un appetito un po' men tradizionale
si faceva largo a gomiti, facendomi un gran male
veniva giù dal basso, in zona cavallina
con mille e più pruriti come eccesso d'istamina
la mano scese rapida allora a controllare
lo scoglio già affiorava dal burrascoso mare
tastai il terreno intorno e in cuore mio decisi
che sarei corso ai ripari per scongiurar la crisi
afferrai tosto le chiavi della mia Volkswagen blu
e a balzi da canguro per le scale saltai giù
trovai a stento il posto ove avevo parcheggiato
m'acquattai nell'abitacolo guardingo e infoiato
la macchina si mosse, conoscendo già la meta
un paio di isolati ma la foia non arretra
sulle labbra ho già il copione, poi abbasso il finestrino
deciso a contrattare una trombata e un ricco pompino
ma quando arrivo infine sull'avenue del sesso
il dilemma mi dilania, e l'uccello rende gesso
le passo sconsolato in timida rassegna
e sul retrovisore poi mi struggo per la fregna
quand'anche lei scompare maledico il mio impaccio
che il sangue più bollente ha tramutato in ghiaccio
rientro quindi a casa, avvilito ed affamato
setaccio la dispensa per del cibo insperato
trovo allora con sorpresa del tonno inscatolato
che il sorriso fa tornare ad uccello ormai ammainato

THE BIG HOT ONE (IL BIGOTTONE)

Per ogni agnostica, laica tenzone
tosto sgrana il rosarione
di bestemmie ed invettive
ha colmato già due stive
ma se un'ostia in sogno vede
d'esser prescelto subito crede
nuotagli al largo, ti conviene
per evitare le sue bigotte sirene

TOPA'S SONG

Topa topa fuggi via
come un lampo o una saetta
la mia mano serra stretta
il ricordo del tuo odor
topa topa sei errante
nel mio corpo e nella mente
frugo gli angoli remoti
che da troppo appaion vuoti
topa topa dove sei
sei sparita alla mia vista
rara quanto un'ametista
muta e sorda al mio dolor
topa topa torna indietro
con il glande io ti impetro
e con i globuli in subbuglio
mi consolo con del luppolo l'intruglio

LA CENSURA

C'è in in qualch'animo umano
uno speco astruso e arcano
una latrina olezzosa
che rigurgita senza posa
è il ricetto dei bigotti
di costumi mal edotti
proni alla barricata
ad ogni tetta non velata
sono fanatici del decoro
e il libero arbitrio hanno in sommo disdoro
loro si arrogano il vizio del veto
che usano a litri, come pessimo aceto
tagliano e cuciono per malsano pudore
e poi con gli scarti si trastullan per ore

WET WILLIE

La pioggia impazza
la vulva manca
io sono fradicio
e la mano è stanca
ma se mi fermo
l'umido sale
io allor continuo
finché sto male
alla fin fine, indolenzito
la mano stacco
e infilo il dito
per riscaldarlo al caminetto
che arde proprio in fondo al retto

CITTA' A RIPOSO

Sono solo a un crocevia
spento quasi per magia
niente clacson né sirene
nel weekend senza benzene
triste e vuoto è il marciapiede
come un conto corrente a fine mese
le serrande, grigie e scrostate
sono in letargo già sprofondate
un vegliardo osserva paziente
si ferma, si volta, ha l'aria gaudente
ha infatti scoperto, con grande stupore
che di silenzio non sempre si muore
è sconcertato, il poveretto
incrocia le mani da pentito reietto
e si inginocchia a baciare il selciato
perché mai come adesso si sente riamato
da una città malata di asma
che talora ritrova una dispersa calma

lunedì 21 luglio 2008

MOBILITA'

(A. Carrisi, R. Power, Dacascos)

Mobilità è finire nel guano
affogar nel pantano la mobilità.
E’ il datore fetente che silura la gente la mobilità.
E’ restare supini senza quattrini
la mobilità
mobilità.
Mobilità è tuffarsi nel fiume
e mangiare il pattume che passa e che va.
E' la scure che scende su chi paga non prende la mobilità.
E’ la legna e la carta per farsi alla brace
la mobilità
mobilità.
Mobilità è scegliere un pino e avvertire il becchino la mobilità.
La mobilità è pregare a più voci
contando le croci
la mobilità
mobilità.
Senti nell'aria c'e già
la nostra liquidazione che va.
Come un incubo che sa di mobilità.
Senti nell'aria c'e già
un cortocircuito che brucia la vita senza alcuna pietà
e lascia una scia che sa di mobilità.
Mobilità una sera a sorpresa
la luce tagliata e la speranza che va
è un biglietto scaduto neanche goduto la mobilità.
E’ una telefonata inaspettata
la mobilità
mobilità.
Mobilità è una passeggiata di notte tra sorci e mignotte la mobilità.
E’ un colpo al cuore senza pudore la mobilità.
E’ aspettare l'aurora per subirla poi ancora
la mobilità
mobilità.
Senti nell'aria c'è già . . .

sabato 19 luglio 2008

ADIEU!

Noi acquariani siamo avvezzi a comporre con la vita
e qualche buona rima ci rimane impigliata fra le dita
non abbiamo un gran talento
per costanza e assiduità
ma un'amara inclinazione
per ogni rimpianto o fatalità
la mia vita ha due facciate
sembra quasi un disco rock
una ballata triste per ciò che non fu
un pezzo tirato sull'osare di più
molti di noi sono schiavi ormonali
una dormiente brughiera ridestata da strali
il mio cuore è una casa che fatico ad arredare
un infido labirinto dove smarrisco invece di dare
adesso son sereno, molti spettri ho smascherato
e posso alfine dire
che il tuo volto di donna ho alle spalle lasciato
non è risentimento... mento! invece almeno un po'
ma ad assaggiare il tuo sorriso novello io proprio non ci sto
l'amicizia che mi offri è sale masticato
io voglio invece ancora una caraffa del tuo migliore moscato

ALTALENA

Se ti vedo felice e a uscire ti invito
tu tergicristalli il medio tuo dito
giammai mi chiami ma poi pretendi
che a te mi rivolga con "buana" o "effendi"
mi infrangi sovente e mi accartocci
mi fai diventare un tappeto di cocci
io non so più che pesci pigliare
cemento al collo, mi butto giù a mare
un tonfo pesante, concentrici anelli
come foglio macchiato da incauti acquarelli

venerdì 18 luglio 2008

POSERS & WIMPERS

Mamma mia quanti fighetti
come rancidi confetti
abbronzati, esilarati
con cervelli imbellettati
una faccia da coglioni
un abete carico di odiosi doni
sono bottiglie di pessimo olio
che escono tutte dallo stesso frantoio
la città intera è ormai asfissiata
da questa merda sempre griffata
un letame marcio che nulla concima
se non legittima disistima

venerdì 11 luglio 2008

L'IMMUNITA'

(A. Carrisi, R. Power, Dacascos)

Immunità
è intrallazzare e andare lontano
l’immunità
è restare impunito di fronte alla gente
l’immunità è lordare e sporcarsi senza catarsi
l’immunità
immunità

immunità è un muro di gomma, una diga per l'acqua
che ristagna più in là
è il marcio nascosto dietro le tende
l’immunità
è smorzare la luce e fare l’audace
l’immunità
immunità

immunità è una stretta di mano oppure un inchino
l’immunità
è rinchiuder la legge dentro un cassetto
l’immunità
è stonare a una voce quanto ci piace
l’immunità
immunità

Senti nell'aria c’è già questa promessa d’immunità
come un pensiero che sa di oscenità
Senti nell'aria c’è già un afrore più caldo che va
come un olezzo che sa d’immunità

immunità
è la flagranza, la microspia accesa
e il nastro che al macero va
E' una spintarella che premia la bella
l’immunità
è una telefonata non registrata
l’immunità
immunità
l’immunità è una frode sfrontata, la giustizia amputata
l’immunità
è una pugnalata alla legge piena d’amore
l’immunità
è aspettare l’aurora per farlo poi ancora
l’immunità
immunità

Senti nell'aria c’è già questa promessa d’immunità
come un pensiero che sa di oscenità
Senti nell'aria c’è già un afrore più caldo che va
come un olezzo che sa d’immunità

Senti nell'aria c’è già questa promessa d’immunità
come un pensiero che sa di oscenità
Senti nell'aria c’è già un afrore più caldo che va
come un olezzo che sa d’immunità

lunedì 7 luglio 2008

TANGO (SENZA CASH)

cosa non si fa per una donna...

La lezione era di tango*
e a ripensarci poi quasi svengo
accettai quel dì a malincuore
il compromesso e il disonore
di piegarmi al vil richiamo
che è vetusto quanto Adamo
sconsolato mi avviai
e alla cassa la incrociai
mi sembrò allor più bassa
e il sospetto ancor mi squassa
che le prime due impressioni
furono fallaci suggestioni
brandendo l'ombrello con aria svagata
ignoro la maschera, che reagisce seccata
mi strappa il biglietto con fare insolente
rispondo allo sgarbo con un pensiero indecente
mi siedo svogliato, la poltroncina è da Puffi
riempio il silenzio di smorfie e di sbuffi
il film, lo sapevo, è un calvario tedioso
il sangue ribolle e tracima bilioso
in più sembra eterno, da un tango ad un altro
gli occhi al soffitto, penso a un cane più scaltro
che si lanci veloce, seguendo l'istinto
e abbandoni il padrone, dal ballo ormai avvinto
si alzan le luci, i titoli scendono
trattengo parole che forse la offendono
perché lei è la causa, ignara e innocente
di questo supplizio di corpo e di mente


* Lezioni di tango, di Sally Potter, cinema Massimo Uno, lunedì 15 settembre '97, spettacolo delle 22,30

FALSI AMICI

La birra è uno scaldo che allieta le corti
Da avvocato facondo raddrizza i tuoi torti
spumando gorgoglia, e in gola si espande
gonfiando il tuo ventre e spegnendo il tuo glande
più lui ti capisce più tu lo frequenti
è cachet portentoso per i tuoi mal di denti
ma è medicina che dà assuefazione
se si esagera poi in quotidiana assunzione
deforma il profilo anteriore a capriccio
e il benessere, scopri, che dona è posticcio
troppa importanza gli avevi accordato
e lui, diabolico, ne aveva giovato
inquilino moroso e al tuo bene inviso
da sfrattare al più presto e senza preavviso

CUPIDO ONLINE

Non volevo lasciar nulla di intentato
Perciò su Cupido mi son reinventato
Nick, profilo e gusti perfetti
Ancor più rifatto di Alba Parietti
A questo punto, curioso e deciso
Apro ogni scheda con un sorriso
Scrivono spesso che son da scoprire
ma quando lo fai ti senti svenire
E della speranza il fiato si mozza
quando poi scopri che era una cozza
Chi Guerra e Pace, chi Delitto e Castigo
scrivon romanzi invece di un rigo
Con l’emicrania, anche scorato
Spengo il pc, col glande ammainato